La nuova proposta, infatti, non risolve il problema strutturale degli attuali calendari, ovvero la durata troppo breve dei campionati nazionali, concentrati in soli sette mesi, ma si limita a ridistribuire gli impegni tra attività nazionali e internazionali. Il risultato rischia di essere un ulteriore aggravio per tutto il sistema.
Le componenti fondamentali del movimento italiano evidenziano tre criticità insostenibili nel nuovo progetto.
- Più carico su atlete e atleti: il nuovo assetto comporta più partite, una maggiore concentrazione degli impegni e più picchi di intensità, con conseguenze dirette sui tempi di recupero e sulla tutela della salute di giocatori e giocatrici.
- Meno valore per i campionati nazionali: lo stop previsto tra dicembre e gennaio sottrae alle competizioni per club uno dei periodi più importanti per pubblico, sponsor, diritti televisivi e per il coinvolgimento dei tifosi.
- Nessuna soluzione al problema di fondo: anziché ampliare lo spazio dedicato ai campionati nazionali, la proposta ne comprime ulteriormente lo svolgimento, sacrificandone continuità e valore.
La pallavolo ha bisogno di un calendario sostenibile, che valorizzi i campionati nazionali, tuteli atleti e atlete e riconosca il ruolo centrale dei club. Qualsiasi riforma internazionale deve partire da un presupposto irrinunciabile condiviso da Leghe e atleti: perché senza club e senza giocatrici e giocatori non può esserci pallavolo.
